SANTA MARIA MAGGIORE CATTEDRALE DI BARLETTA (XII-XVI sec.). L’ARCHITETTURA
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ISBN: 978-88-7228-7514
Autori: Angelo Ambrosi
Edizione: 2015
F.to: N/A.
Pagine: 336
Immagini a colori e b/n

Descrizione

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Il volume si occupa dei lavori di restauro della chiesa di santa Maria Maggiore, cattedrale della città di Barletta, durati circa vent’anni, anche se con diverse interruzioni. La lunga consuetudine con le fabbriche ha consentito di raccogliere molte informazioni inedite, suggerendo l’idea di scrivere un saggio su questo importante monumento, fino ad ora piuttosto trascurato dagli studi.
Come spesso è accaduto in Puglia, anche dagli strati sottostanti la cattedrale di Barletta, sono emerse sepolture in età classica e testimonianze di una basilica paleocristiana e di una più piccola chiesa altomedievale. Su queste preesistenze tra XII e XIII secolo è sorta una nuova chiesa poi ampliata tra XIV e XVI secolo.
Nel libro si tratta l’edificio di culto nella consistenza fisica attuale, riferito, per le vicende e le forme costruttive, agli anni compresi tra la metà del XII e l’inizio del XVI, e cioè, dalla fondazione della chiesa romanica sul substrato delle precedenti edificazioni, fino al completamento dell’ampliamento gotico con l’unione di fabbriche di epoche e stili diversi nell’articolazione spaziale definitiva.
In prevalenza, gli interessi scientifici si sono concentrati sulla fase romanica dell’edificio, prestando attenzione più all’apparato decorativo che all’architettura.
I pochi studiosi che hanno riconosciuto la qualità delle addizioni gotiche, hanno esaminato quasi esclusivamente il coro a cappelle radiali che, indubbiamente, è la parte più spettacolare della chiesa nel paesaggio della città. Fin dalla compilazione del progetto di restauro, ci si è resi conto che l’estensione dell’edificio romanico era stata oggetto di valutazioni inesatte, nonostante la scoperta delle strutture absidali in fondazione e le evidenti differenze stilistiche, forse perché non erano stati presi nella giusta considerazione gli interventi stilistici di epoca remota che alterando le strutture romaniche per conformarle alla parte gotica, hanno dissimulato abilmente la linea di attacco del nuovo cantiere. Queste alterazioni hanno impresso una singolare ambivalenza all’edificio, facendolo apparire come una sommatoria di più architetture distinte, aggregate sullo stesso sito e, nello stesso tempo, come unica opera di architettura realizzata in tempi differiti e più volte modificata, conservandone tuttavia l’essenza estetica e simbolica.

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